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NASCITA della sezione AVIS di Gattinara:
Abbiamo intervistato due dei più conosciuti donatori di sangue di Gattinara, ora donatori emeriti: il sig. Carlo (“Lino”) Garbarini (che è stato presidente dal 1993 al 1999) e il Sig. Piero Lorena (più volte consigliere e vicepresidente), che ha effettuato oltre 125 donazioni. Ecco un riassunto delle loro narrazioni.
D.:Ci potete raccontare come
siete entrati in AVIS?
Piero LORENA: Avis Gattinara nasce nel 1958 dall’iniziativa di alcuni volontari che possiamo considerare dei veri pionieri della donazione. Erano una decina di persone, riunite in un comitato di promozione. Ad essi appartenevano anche medici, professionisti e autorità comunali.
Il più determinato di tutti, e
destinato ad essere il primo presidente di Gattinara, fu il sig. Luciano Dones,
che riusciva a conciliare il suo ruolo di tecnico specializzato con quello di
fervente promotore dell’AVIS. In quegli anni io ero impiegato presso lo
stabilimento della Ceramica Pozzi, e Dones, che dirigeva un reparto, non perdeva
occasione per invitare le persone ad aderire all’associazione.
La mia esperienza personale
inizia nell’anno 1961, quando diventai maggiorenne. Ricordo che si faceva
ancora la trasfusione diretta tra donatore e ricevente, ed eravamo spesso
chiamati a brevi intervalli, perché esistevano dei casi di leucemia, e quelle
persone necessitavano ddi trasfusioni quasi con cadenza giornaliera. In genere
era il portinaio, l’indimenticabile Pierino Comola, che ci veniva a chiamare
in caso di necessità.
Lino GARBARINI:
La mia prima donazione è avvenuta negli anni ’60, qualche tempo dopo
l’entrata di Piero Lorena. Ricordo che si usava ancora il flacone di vetro
(che soltanto negli anni ’80 è stato sostituito dalla sacca di plastica). Sin
dai primi anni sono entrato a far parte del Consiglio Direttivo. Ricordo che la
sede era in Casa Goitre, poco distante dal nostro ospedale. In quella sede
discutevamo le nostre problematiche, progettavamo
le iniziative promozionali, gestivamo le chiamate dei donatori con le nostre
cartoline, che poi l’ufficio postale, spesso gratuitamente, si incaricava di
consegnare.
D.: Dove si effettuavano le
donazioni?
Lino GARBARINI:
Per quanto riguarda i prelievi sanguigni, abbiamo avuto una vita travagliata e
piena di numerosi traslochi. Nei primi anni, l’autoemoteca giungeva
all’ospedale, a volte si fermava davanti alla vecchia sede di corso Garibaldi.
Purtroppo i locali dell’ospedale dove donavamo erano piccoli e poco idonei ai
prelievi, e ciò si creava disagi in rapporto agli altri servizi ospedalieri.
Con l’aumento dei donatori e la necessità di migliori condizioni generali, a
metà degli anni ’80, fummo costretti a cercare una differente sistemazione:
per qualche anno fummo ospitati presso i locali dell’Asilo Nido (villa Maioli),
ma con un carico di lavoro pesante, poiché ogni volta bisognava allestire i
locali delle donazioni con lettini, tavolini e altri accessori e poi liberare il
tutto alla fine.
Piero LORENA: Infine, attorno al 1990, abbiamo ottenuto dal Comune di Gattinara l’uso di quattro locali presso Villa Paolotti, che per noi è stata una sede bella e funzionale. Dobbiamo qui ancora ringraziare alcuni nostri volontari, che per tutta un’estate hanno lavorato alla ristrutturazione dei locali. Le stanze versavano in condizioni di abbandono da parecchi anni e ci volle uno sforzo notevole per restaurarle. Il Comune ci passò i materiali di consumo, ma tutta la manodopera per pulire, tinteggiare, aiutare idraulici ed elettricisti fu fornita gratuitamente da quei benemeriti volontari. Inoltre la sezione si sobbarcò l’acquisto delle nuove attrezzature, come la caldaia per il riscaldamento.
D.: Ricordate qualche
iniziativa particolare, qualche momento di crescita importante?
Lino GARBARINI: Tra le cose più importanti vorrei ricordare la costituzione delle sottosezioni di Rovasenda e Roasio S.ta Maria, che ancora oggi contribuiscono alla nostra sezione. Nel corso degli anni abbiamo poi organizzato tante “Giornate del Donatore”, tante gite sociali e incontri col pubblico per diffondere sempre più i nostri ideali.
NASCITA
DELLA SOTTOSEZIONE DI ROASIO SANTA MARIA.
Sulla nascita e la storia
della sottosezione di Roasio S.ta Maria, affiliata alla sezione di Gattinara,
abbiamo intervistato tre dei soci più rappresentativi: Antonio Carazzo,
Giancarlo Iorio, e Luigi Rondi.
D.: Ricordate quando fu fondata la sottosezione, e in quali circostanze?
Giancarlo
IORIO: Il mio tesserino reca la data del 1972, ma le prime
donazioni non sono state registrate. L’idea di aderire all’AVIS dovrebbe
risalire all’anno 1971. Le prime donazioni venivano raccolte dall’emoteca
che veniva da Torino; in seguito abbiamo iniziato a donare presso l’ospedale
di Gattinara. Ricordo che per la prima visita dell’emoteca a Santa Maria si
presentarono circa 80 aspiranti donatori!
Antonio CARAZZO: Si sono presentati così numerosi perché si trattava di una novità, e l’iniziativa era stata bene organizzata. Quel giorno non ci fu tempo per visitare tutte le persone: quando alle ore 12.00 l’emoteca dovette ripartire, soltanto una trentina di aspiranti avevano fatto il prelievo. C’era perfino gente che sfiorava gli ottant’anni, e che sperava di essere accettata! Un signore anziano uscì letteralmente con le lacrime agli occhi, deluso di non poter donare il sangue per motivi di età…
L’iniziativa era partita da
una riunione di alcune signore presso la parrocchia: una di esse aveva avuto il
padre ammalato, e le trasfusioni di sangue erano state importanti per le sue
cure. Ciò l’aveva sensibilizzata al tema della donazione, e così si era
fatta promotrice dell’idea. Qui in paese c’era poca conoscenza sulla
donazione, ma l’entusiasmo fu altissimo.
Giancarlo
IORIO: C’era solo un mio zio, che in seguito ottenne la
medaglia d’oro dell’AVIS, che si recava periodicamente a Gattinara per
donare il sangue.
D.: C’è qualche episodio o dato particolare che vale la pena citare?
Antonio CARAZZO: Il numero massimo di donatori che abbiamo raggiunto a
Santa Maria è stato di 42, che non è poco per una frazione che non ha mai
contato più di 500 abitanti. Sono accaduti degli episodi importanti, dei casi
drammatici in cui il sangue dei nostri donatori ha permesso di salvare delle
vite. (Di questo parliamo in un’altra sezione del sito).
Giancarlo
IORIO: Nel corso degli anni abbiamo realizzato tante
manifestazioni e iniziative: riunioni, camminate, castagnate… L’evento
sicuramente più riuscito è stata la “Passeggiata tra i Vigneti”, svoltasi
il 22 luglio 1993, cui hanno partecipato oltre 100 persone, non solo donatori ma
anche cittadini di Roasio e dei comuni vicini. A pranzo eravamo in 106, e con le
offerte e l’asta benefica del pomeriggio abbiamo raccolto una bella sommetta
per l’AVIS.
D.: Personalmente, cosa ricordate delle vostre donazioni?
Luigi RONDI: Per recarci a Gattinara, prendevamo appuntamento, e poi veniva il portinaio dell’ospedale per portarci con l’ambulanza a fare la donazione. Nei primi tempi ricordo che, dopo la donazione, ci davano un bicchierino di marsala all’uovo per “corroborarci”, in seguito si fece un accordo con le cucine dell’ospedale, e allora ci preparavano una bella bistecca di cavallo!
Antonio CARAZZO: Vorrei ricordare il ruolo e l’attività del presidente di quegli anni, Bussi, che si impegnava moltissimo a fare crescere l’associazione e a garantirle i mezzi di sussistenza: più di una volta sono andato con lui alla sede regionale di Torino, perché in quegli anni era difficile farsi pagare, e i rimborsi dal Ministero della Sanità giungevano sempre in ritardo…
D.: Voi tre siete dei donatori emeriti, che hanno donato il sangue fino
all’età massima ammissibile: cosa potete suggerire agli attuali donatori e
dirigenti locali?
Antonio CARAZZO:
Vi auguro di raccogliere tanti giovani (che non mi sembra facile…) e lasciar
riposare noi vecchi!… Il mio consiglio è di organizzare sempre riunioni,
incontri e manifestazioni, che sono un importante momento di comunicazione e di
adesione all’AVIS.
Giancarlo
IORIO: Non
trascurate di fare sempre pubblicità al dono del sangue: occorre essere
visibili e parlare con tutte le componenti della società perché l’AVIS possa
essere sempre più conosciuta e apprezzata.
COME
ABBIAMO SALVATO UNA VITA.
Il socio emerito Antonio Carazzo ci ha narrato questa vicenda:
“Nei primi anni Sessanta, una mattina presto mi recavo al mio lavoro di elettricista presso la caserma dell’esercito di Lenta. In quel periodo avevo conosciuto anche diversi donatori di sangue dell’AVIS tra i militari in servizio.
Guidavo la mia piccola “Topolino”, ed ero fiero
dell’autoradio che le avevo applicato. Proprio alla radio sento un drammatico
appello: all’ospedale di Voghera c’è un ragazzo in gravi condizioni che
necessita urgentemente di una trasfusione di sangue, ma il suo è un gruppo
sanguigno raro (lo zero Rh negativo) e ci
si rivolge alla popolazione per trovare i donatori.
Subito mi ricordo che tra i militari di leva di Lenta
ve ne sono tre che possiedono quel gruppo sanguigno, e mi precipito in caserma
per chiedere il loro aiuto. I ragazzi accettano immediatamente, il comandante ci
concede la sua vettura con autista, e in un batter d’occhio partiamo alla
volta di Voghera. Mentre siamo già in viaggio, il comandante avvisa della
nostra missione i Carabinieri, che alle porte di Vercelli ci accolgono con una
staffetta motorizzata e ci accompagnano per tutto il tragitto, rendendolo molto
più veloce e sicuro.
Appena giunti all’ospedale la situazione appare
disperata, e abbiamo la sensazione che ogni minuto sia di importanza vitale. Non
appena scendiamo dall’auto, il primo donatore viene quasi assalito dagli
infermieri e portato nel reparto; per fare presto gli strappano la manica della
camicia, e subito effettuano la prima trasfusione. Seguono poi le altre due, e
dopo qualche tempo di attesa apprendiamo dai medici che il paziente si sta
riprendendo e che ce la farà. Grazie alla generosità di quei tre Avisini e
alla collaborazione dei militari siamo riusciti ad arrivare in tempo per salvare
una vita.
La famiglia del malato era passata dalla disperazione
ad una grande gioia, e voleva conoscere i nomi dei donatori, ma per rispetto
delle norme di anonimato della donazione, quei nomi non furono mai rivelati.
Comunque si sapeva che erano soldati di leva in servizio a Lenta, e per molti
anni da allora, ad ogni Natale giunsero in caserma tre ricchi pacchi-regalo
destinati agli anonimi donatori. Ovviamente i ragazzi avevano terminato la ferma
obbligatoria, ma il comando provvedeva con solerzia ad inoltrare i pacchi ai
destinatari, ricordando ad ogni nuova occasione la generosità e la solidarietà
dei tre giovani Avisini.”