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CRITERI E MODI DELLE DONAZIONI DEL SANGUE NEL MONDO
Dalle prime ricerche a livello internazionale che erano state fatte negli anni 80 si arrivò a stimare che le unità di sangue raccolte annualmente nel mondo arrivassero ai 75 milioni. Oggi, agli inizi del nuovo millennio possiamo dire con certezza che grazie agli sforzi dei vari Paesi nel recepire i richiami dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quantità di sangue raccolta annualmente supera di poco i 100 milioni di unità.
Ciò che questi numeri non mostrano è che vi è una grande discrepanza nella distribuzione delle donazioni di sangue. L’analisi dei dati rivela che:
· L’83% della popolazione mondiale ha accesso solamente al 40% del sangue disponibile
· Il 78% di tutto il sangue raccolto proviene da paesi con elevato indice di sviluppo anche se meno del 20% della popolazione mondiale vive in questi paesi.
· Il tasso di donazioni per 1000 abitanti è di circa 20 volte maggiore nei paesi ad elevato indice di sviluppo
· Per di più è imbarazzante sapere che il sangue raccolto nei paesi sviluppati per la maggior parte deriva da donatori volontari non retribuiti, mentre per i paesi in via di sviluppo questa quota scende al 25 % per crollare al 7% nel terzo mondo (riducendo le loro già scarse risorse economiche per reperire sangue sul mercato).
Malgrado queste differenze, il problema che accomuna quasi tutti i paesi del mondo è il raggiungimento dell’autosufficienza ossia il pareggio tra la domanda di sangue e la sua raccolta.
In base alle direttive dell’OMS per arrivare ad un livello di autosufficienza garantita è raccomandato un numero di donazioni pari al 5% della popolazione nazionale. Ipoteticamente, il mondo dovrebbe contare dai 240 ai 300 milioni di donazioni per sopperire alle esigenze di sangue, ma purtroppo sappiamo che questa cifra è ben lungi dall’essere raggiunta, essendo fermi ad un terzo del fabbisogno.
Ancor più importante della quantità di sangue raccolto è la qualità dello stesso che sta a cuore oggi.
La parte dinamica della struttura trasfusionale è il donatore. Attualmente la maggior parte dei regolamenti nazionali sulla raccolta del sangue riconoscono una rilevante importanza nella donazione volontaria, non retribuita e disinteressata. Vediamo ora quali sono i tipi di donatore
· Donatore volontario: è quella persona che accetta di donare sangue e/o altri suoi componenti con spirito altruistico senza nulla pretendere per il suo gesto, fedele al principio che “il sangue non si vende ma si dona”.
·
Il donatore
remunerato:
è quello che riduce un nobile gesto come il dono di sangue ad una semplice ed
impersonale transazione commerciale a fini di lucro. Purtroppo di questa
categoria fanno parte anche persone che per integrare il loro misero reddito,
per l’acquisto della dose quotidiana di droga o per altre necessità
contingenti si vedono costretti a vendere il loro sangue. Il problema che emerge
da questa tipologia di donatori é che i controlli sulle loro abitudini sono
estremamente incerti giacché che per procurarsi il denaro agognato essi non
esitano a mentire sul loro reale stato di salute e sulla loro condotta di vita.
·
Donatore a
credito:
in alcuni paesi il paziente che riceve una trasfusione di sangue è gravato da
una tassa, se non ha precedentemente donato sangue. Questi verserà un deposito
cauzionale in denaro presso la banca del sangue che fornirà il “ prestito“
di sangue a condizione di rimborsare il prestito in seguito. Il paziente poi ha
due opzioni: non restituire il credito presso la banca del sangue, perdendo il
“deposito cauzionale” presso la banca del sangue, oppure restituire il
sangue trasfuso con una sua trasfusione o, in caso di impossibilità, con quella
di un suo familiare o amico che si è messo a sua disposizione per assisterlo.
In questo caso la banca del sangue provvede a rimborsare il deposito cauzionale.
· Donatore sostitutivo: in pratica il paziente che necessita di una trasfusione intreccerà un contratto privato di mutua assistenza con parenti ed amici affinché, nel momento del suo bisogno, questi si presentino a donare il loro sangue presso il centro trasfusionale di riferimento.
· Donatori imposti: sono quei donatori cui è imposta forzosamente dalle autorità superiori la donazione di sangue. A questo proposito basti ricordare quello che successe nei primi anni ‘90 in Cina nella provincia di Henan, dove migliaia di contadini furono obbligati a donare senza il benché minimo standard di sicurezza e prevenzione. Per accelerare i tempi e produrre di più, fino a 12 donatori dello stesso gruppo sanguigno erano attaccati alla stessa macchina per la plasmaferesi (separazione del plasma) che, dopo avere trattenuto la parte liquida del sangue, ridistribuiva a ciascun donatore le rimanenti parti solide (piastrine, globuli bianchi e rossi, sali). In questo modo si sono diffuse sifilide, epatite, tbc, encefalite e, soprattutto, aids.
·
Donatori
con benefici aggiuntivi:
sono quei donatori che in cambio della loro donazione non accettano denaro ma
qualcosa che serva ai loro bisogni. A questi possono essere riconosciuti dei
buoni per esami clinici gratuiti, pasti gratis, prolungamento dei giorni di
ferie e, negli Stati Uniti, i detenuti possono addirittura avere uno sconto
sulla pena detentiva.
Vediamo
di seguito come nelle varie parti del mondo si procede alla raccolta del sangue.
· Nord America
Il
più grande mercato al mondo di sangue e suoi derivati sono gli Stati Uniti,
dove la responsabilità della raccolta è nelle mani di centinaia di banche del
sangue. La maggior parte di queste, che operano sulla linea del non-profit e dei
donatori volontari, sono affiliate a varie organizzazioni quali la Croce Rossa e
i Centri Americani del sangue. A fianco di queste operano anche poche banche del
sangue commerciali e case farmaceutiche che si avvalgono di donatori retribuiti.
Questo perché negli USA, a differenza di altre nazioni non esiste
un’uniformità legislativa che vieti la donazione remunerata. Il sangue intero
raccolto deve comunque sottostare alle rigide regole di controllo emanate dalla
Food and Drug Administration prima di poter essere utilizzato. Si stima che
negli USA agli inizi del 2000 a fronte di una popolazione di 280 milioni di
abitanti, siano state raccolte 12,5 milioni di unità di sangue mancando di poco
(1 milione di unità) l’autosufficienza nazionale.
Analogamente
agli USA anche il Canada segue le stesse direttive. Alla raccolta di sangue
provvedono associazioni di donatori francofone ed anglofone, la Croce Rossa e le
banche del sangue. Nel 2000 a fronte di una popolazione stimata in 30 milioni di
abitanti si è raccolto un milione di unità di sangue a fronte di una richiesta
di 1,5 milioni di unità.
· Centro e Sud America
Con
una popolazione che si aggira sui 500 milioni di abitanti in questa parte del
continente si rilevano dei risultati drammatici. A fronte di una richiesta di 20
milioni di unità necessarie solamente 7,5 milioni di unita sono raccolte.
Nonostante gli inviti dell’OMS ed il lavoro delle organizzazioni non
governative internazionali e locali, le politiche nazionali, le abitudini della
gente e lo stato di povertà cronica della maggior parte della popolazione,
stenta ancora a farsi avanti l’idea del donatore volontario. Infatti, ben
l’80% dei donatori rientra nella categoria dei donatori sostitutivi, il 5% di
donatori remunerati e solo il 15% di donatori volontari.
·
Unione
Europea
La raccolta di sangue nei paesi dell’Unione Europea è gestita principalmente da organizzazioni non governative come la Croce Rossa, da associazioni di donatori e da servizi pubblici diretti dai governi locali. Fatta eccezione per l’Italia, la pratica di offrire denaro o benefici accessori in cambio di sangue era abbastanza comune in Europa fino agli anni ’70, consuetudine che con il passare degli anni è stata gradualmente abbandonata per puntare su donazioni volontarie e non retribuite. Diversi fattori favorirono questo cambiamento di cui uno dei più importanti fu la direttiva 89/831 del Parlamento Europeo che imponeva a tutti i paesi membri di adoperarsi al raggiungimento dell’autosufficienza nazionale e di applicare severi standard per la sicurezza trasfusionale. Benché gli obiettivi della direttiva siano molto apprezzabili, va purtroppo rilevato che non tutti gli stati membri l’hanno ancora del tutto recepita. Ad eccezione dei Paesi Scandinavi, dell’Olanda, della Danimarca e della Germania, la maggior parte dei Paesi Europei si trova in difficoltà nel soddisfare le richieste interne di sangue, vedendosi così costretti all’importazione di sangue intero e derivati. Ad aggiungersi a queste difficoltà ed a turbare l’opinione pubblica, alla fine degli anni ’80 scoppiarono in Francia ed Irlanda degli scandali relativi al mancato controllo del sangue intero e dei suoi derivati che era in raccolto nelle banche del sangue. Il risultato purtroppo fu che circa 3000 persone furono infettate dal virus dell’HIV nella sola Francia.
La
Germania è uno dei pochi paesi a non soffrire della carenza di sangue anche
perché al suo interno sussiste un duplice sistema di raccolta: al 5% di
donatori volontari non retribuiti, gestiti dalla Croce Rossa e da associazioni
di donatori, si affianca una percentuale di donatori stipendiati assunti e
gestiti da cliniche, università e banche private del sangue. La chiave di
questo sistema è che tutti i donatori retribuiti che entrano a far parte di
questo programma si impegnano per contratto ad attenersi a degli standard medici
e di vita rigorosi e sono costantemente tenuti sotto stretto controllo affinché
la sicurezza del sangue raccolto non sia compromessa. Un caso singolare è
rappresentato dal Regno Unito, dove nel
1922 a Londra fu organizzato il primo servizio di donatori e vanta attualmente
uno dei servizi trasfusionali più funzionali. Analogamente all’Italia è
quasi riuscita a raggiungere l’autosufficienza sul sangue intero ma presenta
un grosso deficit nella produzione di emoderivati. A peggiorare la situazione
l’insorgenza della malattia della “mucca pazza” o sindrome di
Creutzfeld-Jakob ha visto il Regno Unito praticamente isolato dal mondo intero
da un cordone sanitario: l’OMS ha emanato una direttiva che in pratica
impedisce a tutti gli stranieri che abbiano soggiornato in Inghilterra dal 1980
al 1996 di donare sangue.
Drammatica
invece si sta facendo la situazione in alcuni paesi dell’Est, specialmente in
Russia, dopo la fine del regime sovietico dove il tracollo dei donatori dagli
anni ’80 ad oggi è stato superiore del 70%. Le riserve di sangue sono
arrivate a livelli critici e le strutture di raccolta, che già esercitavano in
condizioni di sicurezza precarie, oggi lavorano al 30% delle loro capacità.
Motivo di questo è stata sia la graduale eliminazione di tutti quei benefici
che godevano i donatori, dal compenso in denaro, ai buoni pasto, alla gratuità
dei mezzi pubblici, che da un mutato atteggiamento più individualista della
società.
Per
fare alcuni esempi basti sapere che a San Pietroburgo si è passati dai 300
donatori al giorno agli attuali 35 e che nella sola città di Mosca, che alla
fine degli anni ’90 contava 120.000
donatori, nei primi tre mesi del 2003 se ne solo presentati solo 1700. Le
autorità stanno cercando di correre ai ripari, incoraggiando nuovamente i
donatori con i pochi mezzi economici a disposizione: è stato stabilito di
pagare 130 rubli ( 4 euro ) per ogni sacca
di sangue intero donata
più altri 100 rubli ( 3 euro) per il cibo del giorno seguente la donazione,
mentre per una sacca di plasma da 920 grammi
si ricevono 350 rubli ( 10 euro). Qualche risultato incomincia a vedersi
dove la situazione è stata da tempo affrontata: a Vladivostok gli studenti
universitari donatori sono aumentati del 50% dopo che l’ammontare della borsa
di studio mensile era stata portata 1000 rubli (29 euro). A questi ragazzi è
stato anche consigliato di fare almeno 20 flessioni veloci prima di donare perché
ciò avrebbe aumentato il livello di adrenalina nel sangue, rendendolo più
vigoroso.
·
Asia
In
Asia la tendenza generale è stata che le nazioni che aumentavano il loro indice
di sviluppo gradualmente hanno rivisto al meglio i loro sistemi sanitari, ed uno
dei più significativi cambiamenti è stato lo spostamento dai donatori
retribuiti ai donatori volontari.
L’evoluzione
generale che c’è stata in Asia si può notare guardando cosa è successo in
Giappone da quando ha raggiunto il benessere. Probabilmente i primi donatori
giapponesi erano volontari, ma alla fine della seconda guerra mondiale, con
l’appoggio degli Americani, il sistema di raccolta cambiò decisamente verso
la remunerazione delle donazioni. Nel 1963 il 98% delle donazioni provenivano da
donatori retribuiti chiamati “tako” (polipi) che provenivano dalle sobborghi
poveri e che nella stessa giornata si recavano a donare anche due volte per
ricevere $ 1.40 per donazione. Ma dal 1973 un’ordinanza del ministero della
sanità nipponico decise di passare alla raccolta di sangue proveniente
esclusivamente da donatori volontari. Questa decisione fu presa poiché
l’elevato numero di malattie trasmesse tramite le trasfusioni stava diventando
una vera emergenza.
Un’altra
nazione prosperosa che utilizza solo sangue proveniente da donatori volontari è
Taiwan. Dal 1992 tutto il sistema di raccolta è stato rivisto in quest’ottica
e grazie a intensive campagne di informazione, i donatori hanno raggiunto il
5,5% della popolazione riuscendo non solo a coprire le esigenze interne ma ad
avere anche delle eccedenze.
In
contrasto con queste storie di successo, uno dei più prosperi paesi asiatici,
la Corea del Sud, trova enormi difficoltà ad incrementare le donazioni
volontarie e che si trova a dipendere in gran parte dall’importazione di
sangue per far fronte ai suoi bisogni. Il punto debole in questa politica è
stato dimostrato alla fine degli anni 90, quando al manifestarsi di una pesante
svalutazione della moneta, l’importazione di sangue portò ad aggravare
ulteriormente il deficit nella bilancia dei pagamenti.
Le esperienze dei paesi asiatici ricchi sono in netto contrasto con i loro vicini più poveri che rimangono in larga misura dipendenti dai donatori remunerati.
Pur basato sui volontari, uno dei peggiori sistemi di raccolta è quello delle Filippine dove i volontari provvedono solo al 20% delle necessità interne. I controlli rivelano inoltre che il 4% del sangue lì donato è infetto e non ci sono alternative se non quelle di rivolgersi al mercato internazionale perché solo due filippini su mille donano sangue. Inoltre è stato affermato che se fosse annullato l’acquisto dei rifornimenti, allora più di 8500 persone all’anno andrebbero incontro a morte certa.
Un’altra nazione povera che trova problemi ad inserire le donazioni volontarie è l’India. La vendita del sangue è stata per lungo tempo vista come un modo per guadagnarsi da vivere per la popolazione di basso livello economico. Ci furono persino alcuni tentativi di formare dei sindacati dei donatori che volevano proteggere gli interessi dei loro aderenti al fine di garantire uno stipendio minimo per il loro servizio di donazione. A metà degli anni ‘90 la Corte Suprema Indiana stabilì che oltre a garantire la revoca delle donazioni retribuite nell’arco di due anni, il governo avrebbe dovuto accertarsi delle certificazioni delle banche del sangue (il 25% delle quali operava illegalmente). Queste misure furono rinviate a causa di rischi sulla sicurezza, poiché risultò che più della metà del sangue raccolto non era testato sulla presenza del virus dell’HIV e circa il 15% di persone positive all’HIV erano donatori di sangue o avevano ricevuto trasfusioni. Mentre il programma per avviare le donazioni volontarie proseguiva a rilento in molte regioni, la reputazione delle banche del sangue non-profit fu scossa da enormi scandali. Si scoprì che una delle principali banche associata alla Croce Rossa Indiana aveva fornito sangue infetto ad importanti ospedali di Bombay, mentre i lavoratori di altre banche del sangue rubavano sacche non ancora testate per venderle a terzi allo scopo di incrementare i loro guadagni. Come risultato immediato di questa corruzione ed inefficienza, le capacità del settore volontario sono state pesantemente messe in discussione a favore delle banche del sangue commerciali.
· Africa
Benché la pratica della trasfusione sia praticata in molti paesi africani purtroppo i livelli di sicurezza sono ancora molto distanti e non si possono paragonare agli standard di molte nazioni sviluppate. Diversamente dalle altre parti del mondo, molti stati africani si trovano di fronte ad una serie di problemi che si dilatano dalle condizioni mediche a quelle ambientali e che ostacolano il lavoro dei locali servizi sanitari. Per esempio, l’anemia perniciosa, che può essere causata da infezioni e da farmaci resistenti alla malaria, e che colpisce una larga fascia del continente, è spesso curata con trasfusioni di sangue giacché è la terapia più economica rispetto a quella farmacologia. Il principale difetto di questa estesa fiducia nelle trasfusioni è che molto di questo sangue non viene testato per la presenza di malattie perché mancando le risorse finanziarie i test di prova sono impossibili a procurarsi. Per la verità, il costo dello screening di un’unità di sangue eccede talvolta la somma annuale pro capite destinata alla salute pubblica e da un’indagine del 1993 risultava che 8 su 29 Stati interpellati non avevano alcuna linea di condotta riguardo lo screening sull’HIV. Nonostante tutto non ci si sorprende che le malattie si trasmettano velocemente e che il numero di trasfusioni infettate dall’HIV abbia ormai raggiunto livelli impensabili.
Nel continente esistono diversi metodi di raccolta del sangue. In molte aree dove non esiste una struttura di raccolta, buona parte del sangue è raccolto con donatori sostitutivi o a prestito, dove parenti ed amici riescono a malapena ad aiutare il paziente ammalato a trovare il sangue che gli serve. In molti casi comunque queste persone non riusciranno a recuperare ciò di cui hanno bisogno, trovandosi costretti a pagare altri per soddisfare la carenza innescando un circolo vizioso di debiti ed obbligazioni. Questa situazione fa sì che la vendita del proprio sangue sia un’attività del tutto normale anche se in molte occasioni tutto ciò si sviluppa in modo disonesto. Mentre i piani presentati per incrementare la donazione volontaria sono stati portati avanti anche con discreto successo da diverse nazioni africane, non è ancora chiaro se saranno disponibili sufficienti risorse finanziarie o se la scarsità che esiste in molte aree del continente sarà resa più lieve dalla risposta che la popolazione darà agli appelli all’altruismo.